M. Vimercati - Camogli, 13 dicembre 2008
Stiamo parlando di una cosa utile. Fino a qualche anno fa si pensava che la cosiddetta creatività fosse necessaria solo a poche categorie: artisti, cuochi, arredatori...
Oggi dopo tre decenni di letteratura divulgativa sulla psicologia e sul funzionamento umano, abbiamo visto crescere il "bisogno" di creatività. In poche parole si è capito che l'euristica - ovvero la ricerca di soluzioni nuove - è necessaria a uno scienziato come a un venditore ambulante.
Non solo: la cratività e la mente intuitiva si impongono come strumenti necessari per spiegare tutte le problematiche legate alla complessità contemporanea.
Serve un salto di qualità e oggi cercherò di dimostrare che la mente intuitiva e il pensiero laterale possono offrire soluzioni ai problemi indviduali e spiccioli, ma soprattutto sembrano irrinunciabili strumenti per affrontare i grandi problemi contemporanei.
Partiamo ora dalla definizione di De Bono e della dualità legata a
"laterale" e "verticale".
(citaz. di pensiero "verticale" e "orizzontale", definizioni usate
con diversa accezione nei corsi di ccp)
Queste due definizioni rappresentano due "sistemi di conoscenza" differenti e praticamente antitetici tra loro. Ci manifestano che dentro di noi cè sia dr Jekyll che Mr Hide.
Cè moltissima letteratura che riguarda questo dualismo tipico dell'individuo umano e che definisce questi due sistemi cognitivi in modi molto diversi ma tutti molto interessanti.
Roger Sperry Nel 1962 pubblicò nei "Proceedings of the National Academy of Sciences USA", insieme a Bogen e Gazzaniga, il primo resoconto delle indagini compiute su paziente split brain, dando inizio a una ricca serie di indagini sulla specializzazione emisferica e lateralizzazione delle funzioni cerebrali. Sperry concluse che l'emisfero sinistro controllava processi di tipo linguistico - cognitivo, e il destro abilità di tipo tecnico e visivo.
razionale - emotivo
pratico - creativo
logico - immaginativo
lineare - intuitivo
analitico - olistico (gestaltico)
Bateson&Jackson: digitale/analogico
Visione junghiana: attivo / ricettivo (che è anche alla base del tao)
Dieudonné: discreto / continuo
Goldstein: astratto / concreto
Lomax & Berkowitz: differenziante / integrante
Maslow: razionale / intuitivo
Oppenheimer: storico / atemporale
Ornstein : analitico / olistico
Reush: discorsivo / eidetico
Sechenov: successivo / simultaneo
Quello che cercherò di mostrare è come, se si vuole fare un passo evolutivo, oltre che creativo, occorre superare questa antinomia e trovare una sintesi; solo in questo modo potremo - come razza umana - dotarci di strumenti cognitivi adatti a capire e risolvere un nuovo livello di complessità come quello che stiamo vivendo.
Il vero pensiero laterale non può più oscillare tra un "partito" e
l'altro, non può più soltanto difendere l'emisfero destro e
rivendicare "i suoi" spazi. E' necessario, al contrario, che
l'emisfero destro invada gli spazi logico deduttivi e li contamini.
Parafrasando un detto di un periodo oggi tanto esecrato, sembra
insomma venuto il momento della fantasia al potere, che è costituita
dalla ccooperazione e dalla composizione delle contrapposizioni.
La collaborazione tra gli emisferi e i risultati positivi che ne conseguono sono stati illustrati molto bene dal Dott. Nitamo Montecucco, uno studioso che ha messo a punto uno speciale encefalografo capace di mostrare con un'interfaccia grafica l'attività dei due emisferi , suddividendo l'attività cerebrale in 4 dell 5 bande di attività elettrica che lo caratterizzano.
Montecucco, tramite centinaia di tracciati, ha mostrato come l'equilibrio dei tracciati e la "cooperazione" interemisferica caratterizzino momenti di benessere, rilassamento, apertura e armonia interiore.
perchè dobbiamo dire che la creatività vera è quella armonica (che dire allora del genio infelice... espressione artistica proprio nel momento di elaborazione e dialiogo interemisferico. Quando il conflitto non resta relegato in un emisfero, ma trova per cosidire l'ausilio del suo gemello, anche l'infelice Van gogh "porta fuori" il conflitto sulla tela, in un certo senso, e per un certo periodo, lo risolve.
Ad avvalorare quanto stiamo affermando c'è uno studio decisamente interessantissimo ad opera di Julian Jaynes, uno psico-antropologo statunitense che avanza l'ipotesi che la mente dell'uomo non sia stata sempre come la intendiamo oggi, ma un tempo fosse "bicamerale", ovvero a un più basso livello neurofisiologico, nel quale la connessione tra gli emisferi cerebrali era inesistente e tra quese due entità non vi era dialogo. Questa situazione, secondo Jaynes, presupponeva l'assenza di coscienza e di libero arbitrio. Non voglio dilungarmi su questo saggio interessantissimo che si chiama "il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza", voglio solo cogliere la prospettiva di Jaynes per affermare che il processo neurofisiologico di dialogo tra gli emisferi potrebbe essere un processo in corso, non ancora completato.
Come si vede, l'ipotesi di Jaynes si sposa benissimo con quanto si è detto fin qui sugli emiisferi, e se un primo contatto tra i due ha dato origine all'uomo cosciente e autodeterminato che conosciamo oggi, forse un ulteriore sinapsi potrebbe condurci verso una nuova coscienza, più "laterale" e più capace di trovare soluzioni nuove a problemi nuovi.
Tutto questo in teoria. Ma come può essere agevolato questo processo neurofisiologico?
Possiamo cominciare con il prendere coscienza di alcuni "effetti collaterali" dell'assenza di dialogo ineremisferico, in particolare nella nostra vita quotidiana.
Per esempio, proviamo a ipotizzare che una persona ci chieda che cosa pensiamo riguardo a qualche argomento. Qual'è l'operazione che facciamo? Quella di andare a "cercare nel nostro disco rigido" quali dati abbiamo già immagazzinato sull'argomento. Poi scioriniamo un file registrato. La stessa cosa avviene quando ci confrontiamo con i nostri ricordi o con le nostre convinzioni. Noi non siamo mai in contatto con le cose ma con la loro "rappresentazione mentale".
Lo hanno spiegato molto bene Bandler e Grinder, gli inventori della pnl, che hanno coniato il motto "la mappa non è il territorio" proprio per sottolineare il fatto che le narrazione linguistica che noi ci facciamo della realtà crea una specie di "formattazione" al nostro apparato cognitivo, che successivamente interpreterà la realtà guardando la "mappa interiore" che ce ne siamo fatti, e perdendo, quindi, il contatto diretto con la realtà.
Altro esempio: proviamo a immaginarci mentre stiamo camminando da soli per la città, oppure mentre stiamo viaggiando in autobus, o in qualunque altro momento... cosa sta facendo la nostra mente? Dentro di noi c'è un io soliloquiante che continua a parlare... Ripercorre fatti passati, costruisce ansie per il futuro, recrimina su errori, prepara discorsi, sogna successi... Non sta mai zitto. In questo modo l'emisfero sinistro, verbale, diventa un arrogante speaker che fa una continua telecronaca di qualcosa, con il risultato di catapultarci sempre in un altrove e mai li dove siamo, o dove dovremmo essere.
In alcuni casi queste aspettative, queste paure, sono così presenti e ricorrenti da assumere una solidità granitica. In questo caso si parla di forme-pensiero, ovvero di idee dominanti che strutturano e subordinano molti altri pensieri. Per esempio, l'idea di "crisi" pur avendo un riscontro reale, è una forma pensiero, così come lo sono la paura della diversità o del futuro.
A risvegliarci continuamente da questa specie di ipnosi interviene per fortuna ogni tanto il mondo della cultura: non cioè quello che si da il compito di retorizzare le idee dominanti (come la televisione, che anziché produrre opinioni, riproduce l'opinione pubblica) ma quello che si propone proprio di svelarci o proporci l'inconsistenza delle forme pensiero e ci aiuta a liberarcene. Le vignette di Bucchi che spesso mettono in relazione forme - pensiero prese da contesti diversi, sono
Siccome l'emisfero sinistro è logico, cioé ha a che fare con il logos, e il destro è eidetico, cioè ha a che fare con l'eidos, allora dobbiamo dedurre che queste attività sono caratterizzate da un sinistro "dominante" che contagia e terrorizza il povero emisfero destro, che raccoglie tutte le emozioni derivanti da telecronache non sempre felici.
E quindi evidente che il coinvolgimento del nostro emisfero destro, il suo ingresso nel salotto buono, nel quale ha par dignità con il suo fratello gemello, diviene sempre più necessaria, specialmente in un periodo in cui gli attori principali della scena sociale sembrano impegnati proprio nel divulgare e diffondere forme - pensiero, che potremmo anche definire "luoghi comuni".
Questo processo di controllo sociale ha accompagnato da sempre la storia dell'uomo ed ha delle precise regole di attuazione che vanno dall'abbassamento del livello di critica delle persone, in particolare delle nuove generazioni, all'abbassamento coscienziale della popolazione, alla diffusione di idee-dominanti, forme pensiero o risposte-slogan facili da copiare e da mettere nel disco rigido.
Per esempio la paura, la divisione tra le persone, la necessità di individuarsi e difendersi rispetto agli altri sono tipiche forme - pensiero che producono formattazioni collettive ad alto potenziale, con il risultato che l'emisfero destro, che non è formattabile, viene chiamato in causa quando tutte le decisioni sono state già prese, e finisce per regalare un cuore vero ad una fede artificiosa ed eterodiretta, o una vita matrimoniale ad un lavoro. E fin qui non ci sarebbe niente di male, se non fosse che in molte persone oggi il cuore è tutto allo stadio. Il matrimonio è tutto al lavoro. e non rimane più niente per scuola, vita privata, figli o altri aspetti del privato.
Dunque il primo passo da fare per pensare "laterale" è stare lontano dalle idee dominanti, soprattutto da tutto ciò che tende a dividere: una divisione esterna che è lo specchio di una divisione interna. Ocorre scegliere una strada che supera le divisioni (citare vignetta scelta opportunissimamente da B.Schiaffino e F. Giromini).
Per fare un esempio di persona dotata di elevato dialogo interemisferico possiamo davvero citare Gualtiero Schiaffino che riusciva a fondere meravigliosamente lavoro e divertimento, e che soprattutto era abilissimo nel trovare (e costruire) relazioni tra cose lontanissime.
E questo, come si sa, è proprio uno degli insegnamenti non solo di DeBono, ma di tutti (o quasi) quelli che hanno affrontato il tema della creatività. Tutto quello che bisogna fare è lasciare i luoghi comuni, gli abiti mentali consueti, le strade già percorse.
E' comunque evidente che la chiave di tutto è nel collegare, nel trovare vasi comunicanti. Io mi sono occupato a lungo dell'argomento e ho raggruppato le considerazioni in unlibro che parla di "dimensione simbolica" intesa proprio come un processo cognitivo imminente, o forse solo auspicabile.
Perché in definitiva sono proprio i simboli gli strumenti capaci di favorire il dialogo innteremisferico. Uso la parola simbolo proprio nel suo significato etimologico, e cioè dal greco syn bàllein (=mettere insieme), e mi fa piacere ricordare che il suo contrario è dia ballein (= dividere) che in italiano suona diavolo.