
Ho cominciato a inserire nel computer dei dati relativi agli sviluppi della stampa. Quella iniziale cronologia mi sarebbe servita per alcune docenze al MultiMediaLab di Ferrara. Nel tempo, la passione e la curiosità mi hanno portato ad implementare e a organizzare quei primi dati, aggiungendo tutto quanto trovavo che avesse a che fare con la cronologia dei media.
Il mio database è così cresciuto, e nell'arco di dieci anni, con l'apporto fondamentale di Mario Janin che è un ingegnere elettronico, è diventato un corposo file, dove lo sviluppo dei media viene annotato per date, a partire dalla preistoria per arrivare fino a ieri, perché l'oggi nel mondo dei media è un concetto troppo effimero e passeggero.
Abbiamo cosi annotato anno dopo anno, i passi e le fatiche dell'uomo per esternare un pensiero, per comunicare, per trasmettere qualcosa a qualcun'altro. Ad un occhio appassionato come il mio il lungo nastro di notizie dalle pitture rupestri al web, si può perfino leggere come un romanzo. Un romanzo senza la parola fine, ma dove la protagonista (lei, la comunicazione) è sicuramente un'eroina positiva. Personalmente ho sempre visto la comunicazione come il contrario della guerra. Ovviamente questa affermazione non è vera: i media ci informano continuamente sui disastri e sui combattimenti, propagando e moltiplicando l'angoscia dei conflitti, mostrandoci i massacri e le distruzioni. Non solo: la comunicazione è sempre stata un fattore strategico nelle guerre, sia come strumento di coordinamento che come strumento di informazione. Dunque, l'antinomia non regge.
Eppure, dove c'è conflitto c'è un problema di comunicazione. Si potrà obiettare che interessi contrastanti producono conflitti indipendentemente dal fatto che i contendenti comunichino tra loro, ma tutti gli studi del novecento, a cominciare dalla linguistica, fino alla programmazione neurolinguistica ci inducono a pensare che se ci fosse la possibilità di eliminare le² interfacce² della comunicazione tra persona e persona, tra partito e partito, tra popolo e popolo, (e anche tra una persona e se stessa) forse la divergenza si ridurrebbe sensibilmente. Tuttavia non esiste comunicazione senza interfaccia; anzi, è l'interfaccia stessa ad essere già comunicazione, prima ancora dei contenuti che veicola.
Mc Luhan ci ha impartito una lezione di portata gigantesca, non ancora metabolizzata: nel mezzo c'è più informazione che in ciò che noi definiamo "contenuto² dell'informazione stessa. E di fronte al divampare di mezzi molteplici emergono spiegazioni dell'incomunicabilità, affiorano guerre e colonizzazioni che sono fatte da esportazione di paradigmi di comunicazione più che da armi ed impiego di energia. Ma mentre la comunicazione cresce,crescono speranze. Ma la comunicazione cresce? C'è da chiedersi se con l'aumento delle tecnologie di comunicazione aumenti effettivamente il dialogo tra le genti, o se invece piuttosto non aumentino le interfacce, polverizzando la possibilità di reali contatti. Certo, è bello guardare la storia come un evolversi della comunicazione. In questa cronologia non compaiono guerre, deportazioni, stermini, carestie. Non compaiono, cioè tutti quegli incidenti di percorso che continuano a frammentare e a dividere l'umanità. La storia, qui, appare in modo un po'menzognero o lacunoso, come un continuo processo di affinamento delle tecniche per passare informazioni dall'uno all'altro. Si tratta forse' di un sogno, di un modello di rappresentazione del mondo che trascura troppe cose, ma che ci aiuta a sperare che si possa forse andare nella direzione di un vero e globale scambio di informazioni. Che ci sarà un giorno in cui la comunicazione determinerà la comprensione. Purtroppo quel giorno è ancora estremamente lontano, forse più lontano che mai, poiché oggi l'informazione non è quasi mai neutra documentazione e testimonianza, ma imposizione di modelli, di valori, di tesi che sono funzionali a interessi molto grandi e molto poco identificabili direttamente. Eppure, nel continuo, commovente processo di migliorare la rappresentazione e la comunicazione c'è forse un innato anelito alla verità che forse è per l'uomo un desiderio non ancora del tutto perduto, anche se nascosto dal suo contrario, che è il desiderio di "verosimile".
Ma non è il caso, almeno in questa sede, di fare troppe dissertazioni sulla natura dei media, sulla loro atitudine ad avvicinarci o ad allontanarci dalla realtà. Questa è solo una documentazione pedissequa di quanto è avvenuto.
Non troppo pedissequa, per la verità, ma piuttosto "alissequa", in quanto piuttosto che seguire passo passo una singola disciplina, ha preferito volare contemporaneamente, vedendo le cose dall'alto, magari con un po' meno dettagli. Per i dettagli ci sono ricerche settoriali, bellissime. Internet è un vero patrimonio di testimonianze, alcune delle quali un po' sommarie, molte enciclopediche e molto ben curate.
Così, visto dall'alto, mescolando insieme talvolta letteratura e bakelite o poesia e microchip, questa storia può perfino essere letta come un romanzo che continua anche mentre si sta leggendo...
Quindi vorrei dire che questa trattazione non è neppure lontanamente prossima alla sua compiutezza. Molte sono le lacune, molte le dimenticanze, molte le omissioni volontarie, probabilmente molti gli errori, anche se le voci sono state controllate, verificate e ricercate da più fonti. Ma le fonti spesso sono discordanti, e occorre a volte fare una scelta affidandosi a più conferme possibile.
E' forse superfluo dire che non mi sento l'autore di questo compendio, ma solo un paziente redattore che per anni ha raccolto da giornali, da libri, da siti, tutto quanto era possibile raccogliere e ordinare per date. Verranno, spero, altre versioni. Più aggiornate, più complete, più ragionate.
Ma le lacune presenti, almeno ai miei occhi, non tolgono fascino a questo esperimento. Un fascino che mi ha accompagnato nel paziente lavoro di raccolta, perché ogni volta che nel mio file aggiungevo una voce, sentivo nell'eco dei tempi il rumore di un altro passo di quel lungo, indecifrabile cammino dell'uomo, che voglio ostinarmi a pensare come un'ascesa.