
Estratto da "La sintesi prossima" (Le Mani, Genova, 2000)
"La nostra visione del mondo è prevalentemente razionale, ed una richiamata in causa delle nostre potenzialità "destre" (nel senso degli emisferi cerebrali) nel campo ampio della vita sociale e dei modelli culturali, così come nei percorsi individuali, non può essere solo conoscenza ma anche esperienza.
Questa esigenza trova oggi un'espressione - anche sociale - nella ricerca di creatività.
L'idea di "esprimere se stessi" attraverso un lavoro o un hobby è oggi largamente diffusa. Essa manifesta, seppure in modo talvolta inconsapevole, questa istanza di risalita verso un rapporto con la vita più partecipato, nel quale qualcosa di noi (o attraverso di noi) possa esprimersi. "Creatività" è un termine che non mi piace, almeno nell'accezione corrente, poiché designa con una parola alta una attività quotidiana, che è quella di produrre soluzioni. Tuttavia, è così utilizzato e diffuso oggi il concetto di creatività, che prenderemo le mosse da questa parola un po' impropria per parlare di intuizione.
Cominceremo ad affrontare il controverso tema della creatività, analizzando le cose dal punto di vista più pragmatico, seguendo cioé la strada degli studiosi come Edward DeBono, che hanno elaborato approcci metodologici alla creatività. Verificheremo se quelle strade possano essere un punto di partenza per un concetto di creatività che non sia soltanto problem solving, oppure stratagemma per non annoiarsi o per inventare soluzioni nuove e geniali nell'ambito lavorativo, ma anche modo per riappropriarsi di sentieri della mente (e non solo della mente) poco percorsi e quindi invasi dalle erbacce, ma capaci di condurre in posti meravigliosi. Dobbiamo capire che, seguendo strade segnate, non troveremo altro che luoghi conosciuti e dobbiamo capire quanto siamo incapaci di abbandonare le strade segnate.
Molti sono i testi e gli studi che si sono occupati dell'argomento "creatività", inteso come capacità di dare soluzioni nuove ed inaspettate a diverse categorie di sollecitazioni. La creatività è applicabile ovunque, dall'organizzazione della vita individuale alla ricerca di soluzioni per i grandi problemi collettivi, dall'arte alla tecnologia.
Una concezione ricorrente riguardo alla creatività è che essa sia una specie di talento che viene regalato solo a pochi individui, i quali spesso "pagano" quel dono con la sregolatezza e la trasgressione. L'abbinamento genio/sregolatezza è un luogo comune, e come tale è da evitare, anche dopo aver ammesso che sia in parte vero. Il "genio" è presente in maniera più o meno esplicita in tutti quanti.
Di solito, chi è creativo riesce a guardare le cose "da un'altro punto di vista". Questo potrebbe essere un buon punto di partenza: un creativo è uno che decide da che punto osservare la scena, un "non creativo" è uno che subisce la postazione, e cioé il punto di vista, che gli viene assegnata.
A questo proposito, suggerisco un piccolo esempio, utile talvolta a mettere a fuoco il meccanismo sul quale si blocca la nostra capacità intuitiva. Proviamo ad immaginare che qualcuno ci ponga una domanda. La domanda può essere banale, tipo: "ti è piaciuto quel film?", oppure anche un po' filosofica, riguardo alla nostra visione del mondo. Qual'è l'operazione che compiamo generalmente per rispondere? Ebbene noi pensiamo, cerchiamo di ricordare cosa sappiamo su quel tema. Andiamo, cioé, a cercare nella memoria, cose che abbiamo immagazzinato su quell'argomento. Può accaderci allora di scoprire che non abbiamo mai pensato a quella cosa, e che l'idea che ci siamo fatti è esclusivamente una somma ed una interazione di memorie "copiate" dall'esterno.
Gran parte degli studi sulla creatività affermano proprio che occorre recuperare e riattivare potenzialità che possediamo, occorre lubrificare delle connessioni, delle sinapsi nel nostro modo di vedere.
"La creatività non è altro che la capacità di usare entrambi gli emisferi in maniera sinergica per trovare nuove soluzioni ai problemi, quindi è una modalità di "trattare il pensiero" attivata da una particolare
procedura di funzionamento del cervello umano. E' per questo motivo che è possibile affermare che ognuno è creativo anche se non sempre riesce ad attivare tale capacità."
F. Cavallin, M. Sberna, Essere Creativi
Io penso che tutto ciò possa essere tradotto nell'osservazione. Il consiglio migliore a chi vuol "diventare" creativo è quello di re-imparare a guardare. Osservare. Con umiltà e senza dare niente per scontato. Guardare con curiosità per scoprire ciò che si cerca, o semplicemente quello che accade. Questo assunto è valido sia per quello che riguarda quella che potremmo definire la creatività spicciola, sia per quanto riguarda l'intento di toccare aree di maggiore consapevolezza. In entrambi i casi, fatte le debite proporzioni - il debito salto di ottava di Gurdijeff - occorre ricordare che l'applicazione di "pre"concetti e "pre" definizioni è ciò che incornicia la nostra osservazione dentro modelli già stabiliti, impedendoci una presa di contatto diretta con l'oggetto della nostra osservazione.
Vi sono tecniche per risvegliare in noi questo o quell'altro potenziale, vi sono percorsi agevoli e paludi nelle quali ci si può impantanare. Ferruccio Cavallin ne offre una bellissima - ed utilissima - visione nel suo "Atlante della Creatività", nelle cui premesse, comunque, si dice chiaramente che il nostro modo di vedere dipende da noi e se non c'è un atteggiamento attivo da parte nostra, nessuna tecnica, nessun corso, nessuna lettura od esercitazione ci porteranno ad essere più creativi.
"...alla base di ogni abilità esiste l'esercizio. Qualcuno ha detto che la creatività non si insegna, ma si può apprendere. Certamente l'investimento personale è fondamentale..."
Ferruccio Cavallin, Atlante della creatività
Certo, l'atteggiamento attivo (creativo) può essere stimolato con varie tecniche. Esse riguardano prevalentemente una sorta di "destrutturazione controllata" del sistema di approccio convenzionale. Ciò genera/favorisce il recupero di una modalità di accesso al mondo complessa (perché globale) e semplice (perché immediata) insieme: meno mediata, più umile, effettivamente curiosa e divertita, propositiva e non valutativa, più interessata al processo del produrre che al risultato del prodotto. Una visione, da un certo punto di vista, più femminile, nella quale non è l'io che si proietta nel mondo, ma il mondo che si introduce nell'io. La conquista di tale condizione non passa tanto per il raggiungere arrancando, quanto forse per il lasciarsi andare scivolando, non nel senso della perdita di controllo ma nel senso dell'apertura a qualcosa che deve arrivare. E' utile vedere la creatività come qualcosa che si esprime attraverso di noi e non che viene "spremuto" fuori da noi.
Questo senso di apertura è un'avventura verso la dimensione metalinguistica, ed il criterio guida in questa dimensione è quello dell'analogia tra tutti i livelli di ricerca: una verità trasversale che manifesta gli stessi principi attraverso diverse configurazioni che si sedimentano una sull'altra in un gioco di scatole cinesi. Fatte ancora una volta le proporzioni, possiamo vedere quali sono gli elementi che accomunano il concetto di mente intuitiva come stadio superiore di consapevolezza e la creatività, intesa come caratteristica capace di elaborare soluzioni e di utilizzare il "pensiero laterale" secondo la definizione di DeBono.
"Da Aristotele in poi la logica viene esaltata come l'unico strumento in grado di trar buon frutto dall'intelletto. Ciononostante, l'imprevedibilità stessa delle idee nuove sta ad indicare che esse non sono necessariamente il risultato di ragionamenti logici. Si avverte da qualche parte l'esistenza di un diverso processo intellettivo (...) Per comodità, abbiamo coniato l'espressione 'pensiero verticale' per indicare il metodo logico, e l'espressione 'pensiero laterale', per l'altro metodo (...) Il pensiero laterale sembra avvicinarsi alla follia nella misura in cui si allontana dalle regole della logica e del pensiero verticale. (...)
Il pensiero laterale non è una formula magica che si può apprendere a tambur battente e utilizzare subito dopo. E' un'attitudine e un abito mentale"
E. De Bono, Il pensiero laterale
"Fin dalle scuole elementari - e a volte prima - siamo costretti ad adeguarci ad un sistema che soffoca progressivamente la nostra libertà di immaginazione e di produzione di nuove idee. Il processo di erosione della nostra creatività innata comincia presto e continua poi per tutta la vita.".
E. Raudsepp G.P. Hough, Jr, Giochi per la creatività
Da questi ed altri autori (la cui finalità non è quella di dissertare sul tema o di ricercare soluzioni euristiche al problema della mente, ma quella di fabbricare metodologie e procedure utilizzabili prontamente per produrre soluzioni innovative), proviene una richiesta di rottura di schemi mentali consolidati, i quali in realtà costituiscono un'autentica gabbia per la creatività. Betty Edwards ed Ersilia Zamponi, pure in ambiti diversi, hanno fornito ottimi esempi di come sia possibile "rompere gli schemi" ed approdare a nuove dimensioni espressive. Ma sia i risultati grafici di Edwards, sia quelli testuali di Zamponi derivano da una solida richiesta, anche se non esplicita: spostare il proprio angolo visuale. Sottrarsi ai luoghi comuni. Non banalizziamo questo termine: i luoghi comuni ci proibiscono collegamenti con altre parti di realtà che non siano previste nel brainframe. L' incapacità di fare collegamenti, se non quelli conformisticamente convenzionali, ci indica che abbiamo a che fare con le forme pensiero. Esse sono tra le maggiori responsabili della nostra poca creatività e delle nostre illusioni, compresa quella di essere creativi.
Sarebbe facile, oltre che fuori tema, trovare responsabilità nei media o nella comunicazione di massa. Molte cose concorrono a fabbricare le forme pensiero, ma solo una può dissolverle, ed è la qualità della nostra osservazione: l'intento costante di esercitare attenzione verso il "meccanismo", anziché verso ciò che viene prodotto al suo interno. Ecco un salto dimensionale: in questo modo non vivremo "dentro" il luogo comune e quindi, come il personaggio interpretato da Abatantuono in Nirvana di G. Salvatores, tenteremo di uscire dal videoclip.
La creatività presuppone il recupero di (o il riavvicinamento a) una "visione integrale", ovvero integrazione tra destro e sinistro, secondo le definizioni del cap. 2. e la dissoluzione delle forme pensiero. Se questa integrazione è vista principalmente come integrazione tra analogico e digitale (Bateson, Watzlawick) o anche tra eidetico e discorsivo (Reush), vale la pena di ricordare che è anche integrazione di storico e temporale (Oppenheimer) e di simultaneo e successivo (Sechenov). Si riferisce quindi ad un modo di percepire descrittivo/temporale e non solo visivo/spaziale.
In questo specifico senso, ciò che si frappone tra noi e l"attivazione di questa capacità" è la "non presenza", o il fatto di vivere continuamente altrove, in una realtà pensata (descritta attraverso modelli), fatta di aspettative, ricordi, speranze, recriminazioni etc. (e quindi traslata nello spazio, ma anche nel tempo). Si tratta di uno dei comportamenti maggiormente responsabili dell'allontanamento dell'uomo dalla vita vivente, dall'hic et nunc e della sua costante proiezione in una, anzi in milioni di ipotesi di realtà, che riguardano esclusivamente la realtà descritta, e sono quindi prodotti della nostra costante semiosi. Un'esemplificazione di questo atteggiamento semiotico costante si può ritrovare nel film Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, allorquando gli angeli ascoltano l'incessante pensare dei "silenziosi" passeggeri dell'autobus."
"La sintesi prossima" è il supporto teorico su cui ho costruito tutte le mie sperimentazioni sulla creatività, sperimentazioni che hanno percorso strade "istituzionali", come per esempio all'interno della TP, Associazione Italiana Tecnici Pubblicitri, ma hanno avuto modo di esprimersi assai più liberamente e in manierea meno finalizzata nelle ricerche svolte insieme allo psicanalista Roberto Vincenzi negli incontri di "Eureka" e in quello che ne è seguito, cioè la lunga esperienza del Gruppo Babele.
Si tratta di momenti carichi di pathos, i cui contenuti sono difficilmente esprimibili in un file di testo. il corso "CreativaMente, a caccia di attrattori simbolici" (docenti: M. Vimercati, P. Breseghello) era strutturato per nuclei tematici:
Contemporaneità e complessità
Accelerazione dei cambiamenti. Complessità. Interdipendenza.
La crisi del concetto tradizionale di logica
Emisfero destro/emisfero sinistro
Convergente/divergente (Guilford) verticale/laterale (DeBono)
aree di pertinenza e modalità dei processi
Ostacoli e blocchi
Blocchi emotivi, di ordine culturale, di ordine percettivo
multilogica
logiche di scoperta (da R. Leclerque)
Logica combinatoria; logica associativa; "logica" analogica; logica onirica.
brainframes
percezioni, messaggi, informazioni, neuroni. (da Derrik De Kerkchove)
Creatività come rottura degli schemi acquisiti ed applicati inconsapevolmente
Spirale metalinguistica
Linguaggio e metalinguaggio, il perché dei paradossi. Significante e significato.
(accenno alla teoria dei tipi logici di B. Russel)
Simboli e diavoli
(destro/sinistro - sopra/sotto) Cenni sulle funzioni degli emisferi cerebrali, necessità di superare la
contrapposizione delle "logiche"(Watzlawick, Beavin e Jackson)
il potere e il significato del simbolo
(René Guenon, René Alleau)
Concetto di archetipo
Forme formanti, immagini immaginanti. Gli archetipi come "stampi delle cose". Archetipo come principio agente nelle molteplicità ( Elémire Zolla, R. Pincherle)
In un mondo dove prevale la razionalità, e dove il potenziale espressivo ed emotivo che è dentro di noi sembra sempre più negato e nascosto, si avverte la necessità di trovare spazi di libertà, in cui esprimersi liberamente e recuperare il piacere dell'intuizione, dell'invenzione, del gioco. Un creativo è uno che decide da che punto osservare la scena, un "non creativo" è uno che subisce la postazione assegnatagli. La proposta di Eureka partiva proprio da Edward DeBono a Betty Edwards, che, in sostanza, affermano proprio questo: occorre recuperare delle potenzialità che possediamo, occorre riappropriarci della "parte destra del cervello", occorre stimolare nuovi percorsi cerebrali per un nuovo modo di guardare il mondo. Osservare. Con umiltà e senza dare niente per scontato. Guardare con curiosità significa molto spesso scoprire. Agire ed esprimersi liberamente, significa sgombrare la strada alla parte più geniale di noi. I risultati di Eureka sono stati molto importanti perfino per i percorsi esistenziali di alcuni prtecipanti. Ma comunque hanno sviluppato in ognuno (artisti, creativi o meno) un'attenzione particolare non tanto verso il risultato, quanto verso l'intensità e l'utenticità del gesto creativo e verso la sua capacità di emanciparci dagli automatismi quotidiani. "Tutto ciò è bello", come ha detto una volta un partecipante. Infatti, al di sopra e al di sotto di un certo modo di comunicare, l'estetica si dissolve, come pura la volontà di compiacere chicchessia. Ner ritorno ad una dimensione narrativa di tipo arcaico assumono valore altri parametri: i gesti, le presenze, le evocazioni, i rapporti.
Tutto questo diventa estetico, cioè aisthetikòs (= percepibile), nel senso che porta sul piano della percezione visiva impercettibili situazioni fattuali, traendole da un universo di buio che le relega nell'impossibilità di agire ed è per questo "anestetico".
Il programma di Eureka prevede una partecipazione attiva. E' una bella passeggiata in diverse dimensioni espressive: dalla teatralità alla creta modellata al buio, dal bodypainting ai graffiti collettivi. Ecco in sintesi il programma: