
La critica più frequente che ho ricevuto ai miei scritti riguarda la difficoltà di lettura. Non è poco, visto che la lettura è l'unico utilizzo previsto per un testo. Ma tra i miei scritti precedenti c'è un saggio, che quindi non ha come obiettivo primario quello di compiacere il lettore, e poi c'è un romanzo, che è un tentativo di raccontare una storia parallelamente all'evolversi di un gioco di de semantizzazione del linguaggio del protagonista. Si può ben capire, quindi, che nessuno dei due è stato scritto per un'agevole lettura. In questa collana di raccontini, per contro, ho cercato di tenere conto delle esigenze dei lettori. Ho quindi scritto dei testi brevi, di facile lettura, e colorati, almeno per quanto me lo consentono le mie doti di scrittore. E colorati quanto lo sono io stesso, giacché i racconti riguardano e rappresentano sfumature di colore della mia medesima esistenza. Una esistenza che, passato sicuramente il giro di boa, non accenna minimamente a stufarmi. Certo, scrivere è nel mio caso un tentativo di affermazione di un ego che forse non andrebbe poi tanto assecondato. Man mano che vado avanti (avanti?), tuttavia, pure nella sensazione che il mio ego non si faccia da parte, come consigliano tutte le dottrine evolutive, mi sembra che tenti almeno di diventare più sincero. E così ecco qualche frutto di questa sincerità. Non tutti sono di sapore dolce.
Sono tutti racconti abbastanza recenti, anche se tre di loro (Arancione, Malva e Thelesia), in forma un po' diversa, compaiono già in "Fuga dal mondo", il romanzo che ho autoprodotto. La stessa cosa avviene anche per il racconto in appendice, "Piccolo viaggio nella luce", che però è molto più vecchio. L'ho inserito ugualmente in questa raccolta perché ha molto a che fare con gli altri racconti. L'ho scritto nel 1994, l'ho "messo in bella" nel 95 e l'ho ritirato fuori solo di recente. Quello che mi ha stupito è come facessi finta di saperla lunga già fin nel 95, e chissà da quanto tempo prima: il fatto che racconto, avvenutomi da bambino, è vero; quanto alle illuminate considerazioni che feci al tempo in cui lo scrissi... beh, quello è un altro discorso.
Un altro racconto molto vecchio è "Cromalia", che ho riscritto ed inserito nella raccolta perché anch'esso era estremamente pertinente. Fatta eccezione proprio per "Cromalia" e per "Un altro destino", tutti i racconti partono da fatti reali, di cui sono stato protagonista, testimone o di cui ho raccolto narrazioni, ma evidentemente molti loro tratti sono stati accentuati, traslati o distorti cercando di conservarne però la freschezza originaria; a parte "Piccolo viaggio nella luce" nel quale mi assumo un'improprio ruolo didascalico, tutto il corpo dei racconti è stato scritto in un tentativo di sincerità, di immediatezza e di assenza di valutazioni e giudizi.
"Piccolo viaggio nella luce", anche se è stato sistemato in appendice, è stato comunque per me l'apri-pista per altri piccoli viaggi in dimensioni un po' oblique, o parallele, o finalmente ortogonali; e questo registrare gli avvenuti, sporadici passaggi verso queste dimensioni è all'origine di quasi tutti i racconti. Si tratta ovviamente di passaggi micoscopici, quasi impercettibili, o addirittura inesistenti se guardati con occhi scettici, perché la luce è traslucida: né troppo trasparente né troppo opaca. Una trasparenza opalina. E' una collana di perline di vetro colorato chiare e scure, di occasioni fortuite e di opportunità mancate, di prospettive illuminate da vitali relazioni tra le cose e di scenari col fondo buio, come accade in "un altro destino", vicenda oscurata dall'ombra dell'insuccesso, dalla sconfitta dell'uomo di fronte al tentativo di sintesi tra mythos e logos. Ho pensato spesso a quella sconfitta con la sensazione che nella nostra storia passata un evento immane abbia cambiato il corso delle cose, che qualcosa in questo senso avrebbe potuto andare diversamente. Che il linguaggio abbia a che fare con questo accadimento fondamentale è ormai più che una ipotesi, e questa sensazione viene raccontata in "Hermes". La stessa sensazione si declina in alcune perline scure o scurissime come Cycno, Icaro, Jamina, e soprattutto ne "La Grande Onda", e prende note più luminose in "Arancione" e "Artemide", ma in sostanza, che si tratti di microscopici spiragli sull'abisso oppure sul cielo, si tratta pur sempre di un certo "là fuori", che è poi anche un "qui dentro"... Ah, che pasticcio scrivere un'introduzione, specialmente volendo scrivere attorno al quel certo centro che per me continua a rimanere misterioso e insondabile, un po' come in fisica accade per il contenuto di una particella elementare.